Intervista a Mario Gelardi, autore teatrale di Gomorra
Un resoconto dei tre anni dello spettacolo teatrale Gomorra, dal successo dei botteghini al silenzio di istituzioni e intellettuali
3 anni di spettacolo con 223 repliche all'attivo cosa rappresenta per te Gomorra (teatro)?
C'è un lato professionale ed uno umano.
Professionalmente Gomorra mi ha fatto conoscere al livello nazionale, ovviamente in ambito teatrale, mi ha dato soddisfazioni e riconoscimenti che non pensavo arrivassero alla mia età.
Umanamente mi ha fatto conoscere persone eccezionali con cui ho diviso questo percorso, uno tra tutti, Roberto.
Gli attori che hai selezionato per Gomorra sembrano calzare a pennello i ruoli che rappresentano, com'è stato il rapporto con loro in questi anni di spettacolo?
Sono partito da un testo già elaborato, ma ho voluto che ogni attore fosse un po' l'autore del suo personaggio. Un lavoro di scrittura continua che non si è fermato nemmeno col debutto.
Mi piace avere uno scambio continuo con gli attori e la scelta di lavorare con questo gruppo è dovuta anche perché ci accomuna la stessa idea di fare teatro.
Ricordiamo che hai vinto il premio ETI 2008 come Autore di Novità Italiana per Gomorra. Ti aspettavi il successo ottenuto dallo spettacolo?
I premi fanno sempre piacere, perché sono piccole conferme sulla bontà del lavoro fatto, ma è ovvio che al di fuori sembrano sempre opinabili. Col passare delle settimane, dopo il debutto, mi sono reso conto che questo spettacolo era molto amato dal pubblico.
Gomorra è la palese dimostrazione che in Italia è possibile fare teatro civile ad ottimi livelli, riscuotendo anche successo ai botteghini; ma, probabilmente, il tuo spettacolo non sarà più prodotto dal Teatro Mercadante. Cosa è accaduto, come ti spieghi questa scelta?
Diciamo che per ora non abbiamo notizie di un paventato terzo anno di tournèe. Il teatro, ed in particolare il teatro pubblico ha logiche che a me sfuggono. Io per mia natura ed anche per storia personale, non mi sono mai legato a nessun "partito teatrale", a nessuna "famiglia", in questo momento di fortissima crisi economica e di tagli al teatro, bisogna avere spalle forti.
Più semplicemente potrei dire che l'avvicendarsi di tre direttori in due anni, ha fatto si che nessuno sentisse Gomorra come un progetto davvero proprio.
E' difficile fare teatro civile in Italia?
E' difficile far passare il messaggio che non è necessariamente un teatro per pochi. Gli esercenti teatrali, in particolare quelli dei circuiti meridionali, preferiscono spettacoli più leggeri in grado di riempire i teatri senza rischi. In questo modo si diseduca il pubblica che, sono certo, ha anche interessi diversi dalla semplice commedia leggera. Questo stato di cose ovviamente rende difficilissima la circuitazione degli spettacoli.
Ultimamente, sulle pagine di un noto quotidiano nazionale hai espresso tutto il tuo disappunto nei confronti delle istituzioni campane, un disappunto dovuto al fatto che mentre lo spettacolo in altre città ha ottenuto grande considerazione, a Napoli è stato semplicemente ignorato. Come ti spieghi ciò?
Ignorato dal mondo degli intellettuali e da quello della cultura teatrale. C'è una forma di sufficienza verso certo temi e chi li affronta,così come Roberto Saviano, in questa regione non ha mai avuto vita semplice, così lo spettacolo (nel nostro piccolo) ha subito una forma di snobbismo teatrale, culturale e politico.
Il 3 aprile è terminato il secondo e forse (speriamo di no) ultimo anno di Gomorra a teatro? Chi ti senti di ringraziare e chi invece di non ringraziare?
Senza dubbi i miei attori che si sono dedicati con un trasporto unico a questo progetto, rinunciando spesso a proposte economiche più vantaggiose. Al pubblico che ci è stato vicino con affetto commovente. Ad alcuni direttori di teatri italiani che hanno voluto scommettere su di noi.
Non voglio ringraziare chi ha usato questo spettacolo per fini personali, scomparendo nel momento di maggior bisogno. Non voglio ringraziare chi ha guardato a questo spettacolo come ad "un'operazione furba" senza andare al di la del proprio naso.
Forse in realtà devo ringraziare anche loro perché perchè hanno fatto crescere in me la convinzione di quello che facevo e che continuerò a fare.
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